Un blog per l’integrazione (?)

Posted on 7 ottobre, 2011

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Ho l’acqua alla gola per duemila motivi e cose da fare ma ho deciso di fermarmi un attimo perché ho qualcuno da ringraziare e un’idea da raccontare.

Partiamo dai ringraziamenti.

Ieri le 3 maestre di mio figlio si sono fatte 50 km con la loro auto e fuori dall’orario di servizio per venire con me e il mio braccio destro pomeridiano 😉 ad impostare le coordinate dell’intervento psicoeducativo con il medico che ci segue privatamente. Mi sento profondamente in debito con loro, in un momento storico e culturale in cui – quello che la maestra Patrizia-curricolare ha chiamato “il nostro dovere” – viene troppo spesso dimenticato, vilipeso, ignorato… Ci sono docenti che continuano a fare quello che sentono il proprio dovere ma non se ne parla mai. Eppure su di loro si regge – ancora e come è sempre stato – tutta la baracca dell’istruzione pubblica. Patrizia e Cinzia hanno accolto Jacopo l’anno scorso pur non avendo il sostegno e non l’hanno certo parcheggiato. Come docente so che sono state coraggiose e che all’inizio la preoccupazione c’era ma se la sono cavata splendidamente. Non ho mai sentito una lamentela, un mugugno, un rimbrotto. E l’anno scorso è stata molto dura per me ma la realtà scolastica mi ha aiutato a non cadere nella disperazione più completa. Quest’anno è arrivata un’altra Patrizia e le prospettive sono veramente interessanti: quando si ama fare il proprio lavoro coscienziosamente, non si può chiedere di più.

Poi c’è Luciana, mio angelo custode pomeridiano, che si è trovata a fare un lavoro un po’ più complesso di quello per cui era arrivata ma che si mette coraggiosamente alla prova, sorbendosi le mie lezioni condensate sullo spettro autistico e leggendosi i libri e i documenti che le passo all’occorrenza. Grazie sul serio perché senza di te non saprei come fare.

Non vorrei dimenticare il dott. Damiani, che non guarda certo l’orologio quando fa questi incontri, in cui dovere, competenza e umanità si fondono in un mix davvero raro. Noi genitori che passiamo nei tritacarne del business sanitario sappiamo bene quanto è facile diventare numeri, etichette, sindromi da spostare da un reparto all’altro, analizzare, filmare, intervistare, colpevolizzare e via dicendo. Dunque, il grazie (almeno doppio 😉 ) è più che meritato.

Passiamo dunque all’idea.

Vi ricordate il seminario all’Università di Padova? Quello dedicato alla Cultura senza barriere? (No? Ok! Il video di presentazione è quello sopra e qui ci sonoi materiali dell’intervento 😉 ).

Una delle riflessioni proposte durante il seminario, riguardava la sottovalutazione/utilizzazione del web come ambiente per raccordare e far comunicare le varie realtà che ruotano attorno al soggetto disabile, di cui ognuno sembra “detenere un pezzo” più o meno grande di cui si occupa. Nei convegni è poi tutto un lamentarsi della mancanza di comunicazione tra queste realtà, con un gioco continuo di scaricabarile di responsabilità, il cui peso di grosso e frustrante ricade soprattutto sulla famiglia consapevole e collaborante (perché non tutte lo sono, non dimentichiamolo), a cui tocca ricomporre il puzzle.

Dunque ho aperto un blog, a cui non potrò lavorare fino alla prossima settimana, in cui raccogliere i contributi di tutti in maniera che tutti siano consapevoli di cosa succede “dall’altra parte” ma anche in cui poter visionare filmati di attività, esperienze, giochi e conservare appunti e suggerimenti. Sto studiando una maniera per “criptare” eventuali dati sensibili ma mi piacerebbe lasciare il più possibile il tutto all’aperto.

Insomma, ci sto ragionando sopra. Non so se ci riuscirò ma non posso non provarci. Se l’esperienza funzionasse, potrei formalizzarla un po’ di più e offrirla come contributo a chi ne fosse incuriosito. Credo che i genitori possano provare a cambiare le cose anche in questa maniera :-). Vi farò sapere.

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