Reinterpretare la propria vita

Posted on 3 dicembre, 2011

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In occasione della giornata internazionale delle persone disabili (per la cronaca, oggi), Alessandra non ci sta a seguire l’invito di Franco Bomprezzi a fare silenzio oggi per parlare tutti gli altri giorni. Piuttosto, ci dice

Tutti voi immagino ascoltiate la radio, perchè allora non spendiamo 5 minuti e chiamiamo la nostra e dedichiamo una canzone alle persone disabili perchè oggi è la loro “festa”? Immaginate chi ascolta….. 😉 oppure mettiamo nelle nostre bacheche, siti, blog e quant’altro un pensiero, una dedica, un brano di poesia…

Ci sono motivi validi da entrambe le parti, dunque io scriverò oggi come avrei scritto ugualmente, soffermandomi però sulla tremenda sfida a cui una persona che ami ti mette davanti quando nella tua vita piomba come un fulmine a ciel sereno la d-i-s-a-b-i-l-i-t-à. Nessuno ci ha preparati ad un’eventualità del genere. Nessuno dei nostri genitori ci ha detto: “Figlio/a mio/a se ti dovesse capitare di avere un figlio con difficoltà…”, così come si affrontano tutte le altre eventualità della vita. E’ qualcosa che capita agli altri, con cui non se ne parla per “delicatezza”…

E tu ti ritrovi ad essere di colpo un marziano nella tua vita. Devi imparare un sacco di cose nuove, affrontarne una marea di cui non sapevi neanche l’esistenza, tenere d’occhio tutti i componenti dell’equipaggio perché – soprattutto all’inizio – temi che la tempesta possa rovesciare la barca. Quando la disabilità arriva, all’improvviso, come quelle tempeste tropicali che spazzano i villaggi, ti ritrovi sbigottito a pensare “Cosa faccio ora?”.

In una delle passeggiate riminesi di ritorno all’albergo, a questo proposito parlavo di una necessaria e indispensabile reinterpretazione della propria vita, occasione che (chissà perché) si pone agli uomini e alle donne solo in frangenti difficili, complessi e sempre emotivamente “onerosi”.

Non una rassegnazione ma una reinterpretazione.

Un andare oltre gli orizzonti che ci eravamo prefigurati.

Un cercare altro da quello che prima desideravamo.

Un ritrovarsi a fare i conti con quell’alterità che è dentro di noi per capire quella che è al di fuori di noi.

Non voglio dipingere nulla di idilliaco ma piuttosto qualcosa di unico e peculiare per ogni persona che lo vive.

Io non ho mai subito la vita. Sono stata atterrata diverse volte ma ho voluto sempre dire la mia. Ho voluto sempre ripensarla a maniera mia anche se magari non era quella giusta. Però sono una che non si arrende alla paura, che vuole vivere riscaldata dal fuoco degli ideali, respirando a pieni polmoni quel vento che spinge la tua nave verso una rotta sconosciuta… Chissà se si sentivano così quegli esploratori che hanno affrontato il mare ignoto…

E’ un’occasione unica: non posso perderla! 😉

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