“Per amore o per forza?”: note a margine sull’obbligatorietà dei libri di testo [rewind]

Posted on 12 marzo, 2012

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disegno del tasto rewind con le due frecce verso sinistra

Stimolata da un discussione incrociata su FB, per chi se la fosse persa, rispolvero l’introduzione alla tavola rotonda dell’eBookFest sulla spinosa questione dell’obbligatorietà dei libri di testo, in cui mi chiedevo…

Ma – al di là dell’impossibilità dei docenti di sottrarsi a tale obbligo – qual è la loro opinione su questo strumento di lavoro, oggi? Può l’adeguamento alla necessità implicare in automatico la virtù di innovare quelle prassi didattiche

stancamente ed esclusivamente trascinate dal rito salvifico di “Aprite il libro a pagina…”? Le ragioni di una petizione che già nel 1997 chiedeva l’abolizione dell’obbligatorietà dei libri di testo continuano ad avere senso ancor oggi?…

Ho reputato importante dare voce a chi abitualmente manipola, rielabora, trasforma e produce il materiale didattico necessario al proprio lavoro, mettendo da parte il libro di testo per utilizzarlo come un database essenziale per prendere qui e lì ciò che serve. E questo perché (al di là delle disquisizioni, talvolta un po’ eteree, sulla linearità/non linearità del testo e la reticolarità delle relazioni e delle conoscenze), il libro di testo di cui si parla sembra troppo spesso pervicacemente agganciato al modello tradizionale in versione cartacea, così come si continuano a confondere due piani di discussione che dovrebbero rimanere ben distinti (come ho già scritto l’anno scorso): quello dell’avvento del passaggio cartaceo/digitale e quello delle discussioni relative all’opportunità di liberare i percorsi di insegnamento/apprendimento dalla dittatura della modalità simbolico-ricostruttiva.

Nonostante sia passato qualche anno, i piani continuano a rimanere confusi…

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