Ragnatele di pietra

Pubblicato il 28 aprile, 2012

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Sto scrivendo a ritmo frenetico, percorrendo e ripercorrendo riflessioni, appunti, vecchi articoli… Per un attimo, solo per un attimo (2003) è uno di quegli scritti che mi fa ancora emozionare. Ve ne rilancio un pezzetto, in attesa di condividere qualcosa di ben più corposo (la vostra pazienza sarà premiata ;-) )…

In pullman curiosi,
là soddisfatti e delusi
per la masseria sola e imponente
senza amici attorno.
Era circondata da ragnatele di pietra e la guardavo
mentre venivo infuocato dal sole.

Michele (IV elementare)

In questo momento, così difficile e confuso per chi torna a casa con le mani sporche di gesso e con i pacchi di quaderni da correggere, sono proprio questi non-luoghi – segnati dal pensiero dell’altro – a dare un senso alla nostra professione e al nostro agire quotidiano, a restituirci le emozioni del rapporto educativo, attraverso il quale l’insegnante si espone nuovamente agli stessi processi mediante cui si è formato.

Mi piace allora l’idea di soffermarmi – per un attimo, solo per un attimo – sulla risposta più semplice che l’organismo umano fornisce a se stesso rispetto agli stimoli cui è esposto: l’emozione. Provo emozioni quando la fitta e invisibile trama del mio lavoro quotidiano si rivela nell’osservazione di un bambino. Provo emozioni quando ho la fortuna di partecipare alla lezione di una collega o quando cerco insieme a lei di colmare quella distanza che ci separa dalla soluzione di un problema. Provo emozioni quando la stanchezza non riesce a spegnere la felicità di aver, anche quel giorno, imparato qualcosa. Provo emozioni quando una “visita d’istruzione” si trasforma in poesia e le mani si impiastricciano di colla e colori mentre diamo forma al ricordo. Ma non so a chi parlarne. C’è sempre meno spazio e voglia di parlare di emozioni all’interno della scuola dell’autonomia…

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