Per rinfrancar lo spirito (tra un enigma e l’altro): le nuove bozze delle Indicazioni

Posted on 12 giugno, 2012

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E mentre si combatte il caldo e la stanchezza cercando di quadrare cerchi impossibili, come nella migliori tradizioni della Settimana Enigmistica, il MIUR ci delizia con il processo di revisione delle tormentate Indicazioni Nazionali, ormai avvitato in una tale corsa al ribasso che ci ritroveremo alla casella di partenza senza neanche sapere perché.

In un eccesso di zelo mattutino, l’articolo velatamente critico di Italia Oggi verso le nuove bozze mi ha spinto a ritornarci su un po’ più approfonditamente…

Il discorso su ciascuna disciplina, la descrizione delle sue caratteristiche, degli obiettivi, dei traguardi per lo sviluppo delle competenze passano quasi inalterati dalle indicazioni di Fioroni alla bozza ma lessico, formulazioni e architettura sono spesso semplificati. È apprezzabile lo sforzo di rendere il testo delle nuove indicazioni accessibile a tutti, soprattutto alle famiglie con le quali si intende rinnovare il rapporto di corresponsabilità formativa, ma così si corre il rischio di offrire letture riduttive, facendo perdere in profondità il discorso disciplinare. Così per l’italiano, quando si pone l’accento sul dovere di acquisire le strumentalità del leggere e dello scrivere e si dà una definizione del leggere che è persino meno pregnante di quella che si aveva nella premessa ai nuovi programmi della scuola elementare del ministro Ermini (1955)…

Già dopo questo passaggio una docente si chiede perché abbiamo trasformato dei documenti di lavoro intellettuale in una sorta di manifesto del leggere-scrivere-fardiconto destinato più alla propaganda verso le famiglie che a fornire sfondi culturali di senso per chi poi ci deve fare scuola. Lancio uno sguardo mesto alla mensola in cui giacciono testi di approfondimento disciplinare e di commento ai Programmi dell’85 sospirando (mentre MILLENOVECENTOCINQUANTACINQUE continua a riecheggiare minacciosamente nei miei pensieri…).

Continuo a leggere.

Un’altra disciplina che ha subito una profonda revisione è la tecnologia. Si insiste molto sul fare… ma le tecnologie dell’informazione e quelle digitali… nella bozza paiono ridimensionate dalla preoccupazione degli effetti negativi che possono avere sul piano sociale, psicologico, ambientale o sanitario e dall’esigenza di un approccio critico. Sulla considerazione anche che la padronanza degli strumenti è stata «spesso acquisita al di fuori dell’ambiente scolastico», che è un dare implicito atto del mezzo fallimento dell’introduzione dell’informatica nella scuola, una delle famose tre “I” dell’era Moratti… Il laboratorio cessa di essere un luogo fisico, costa troppo, per diventare «modalità per accostarsi in modo attivo e operativo a situazioni o fenomeni oggetto di studio».

Deglutisco. E’ ora di andare a constatare con i miei occhi. Non ho molto tempo e allora comincio da tecnologia (certe cose non si possono leggere tutte insieme).

Riassumendo, possiamo dire che,  alla primaria, i bambini la tecnologia la imparano altrove e quindi noi ci dobbiamo dedicare alla riflessione critica su questo utilizzo (il che può anche andare bene a patto che anch’io però possa smanettare un po’ sul PC con i bambini altrimenti su cosa riflettiamo?). Il bambino infatti alla fine del ciclo svilupperà la competenza di “orientarsi tra i diversi mezzi di comunicazione e di farne un uso adeguato a seconda delle diverse situazioni”.

Gli obiettivi di apprendimento che daranno corpo all’acquisizione di tale competenza saranno il saper “riconoscere e documentare le funzioni principali di una nuova applicazione informatica” (che impara fuori o a scuola?),  “cercare, selezionare, scaricare e installare sul computer un comune programma di utilità” nonché – udite, udite –  “organizzare una gita o una visita ad un museo usando internet per reperire notizie e informazioni”. Basta così. Non c’è bisogno di altro.

Cosa dire? E’ bello leggere copia-incolla senza senso. Perché questa è solo la parte che riguarda la cosiddetta informatica, ridotta in una posizione veramente residuale della disciplina, tutta imperniata sullo smontare apparecchiature obsolete (sic), leggere istruzioni, compilare schede descrittive, ritagliare oggetti in carta e cartoncino (non a caso tra i “traguardi” per lo sviluppo delle competenze c’è esplicitamente quello di “piegare o ritagliare carta e cartoncino con perizia e precisione”), fino a giungere all’apoteosi del “vintage” didattico:

ipad con vetro rotto

Eseguire interventi di decorazione, riparazione e manutenzione sul proprio corredo scolastico (!!!)

E ti voglio vede’ a farlo con l’iPad!