Avevo bisogno di condividere con chi mi legge qualcosa che mi è piaciuto molto fare e che mi piacerebbe ripetere. Incontri di formazione con docenti curricolari e di sostegno, dalla scuola dell’infanzia al liceo, insieme. Senza distinzioni. A “due voci”, per capire l’hardware insieme al software dell’educazione: un neurologo e una formatrice. Come sfondo, l’ICF e i suoi significati. Bello. Stimolante. Da ripetere.
MGF
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“… se si chiede a degli amministratori di collocare l’utente in rapporto a loro, a degli amministratori scolastici di collocare gli allievi e gli studenti e al personale ospedaliero di inquadrare il malato, essi sono praticamente gli uni e gli altri nella incapacità di farlo perché ciò li condurrebbe allora a inquadrare i loro clienti all’ultimo gradino dell’organizzazione gerarchica in una sorta di organigramma dove la logica condurrebbe, infine in maniera esplicita, all’assurdo.
Tuttavia, per le necessità stesse della sua evoluzione, la società che si è essenzialmente data un tale sistema per confortarsi nella sua esperienza sta per scoprirlo progressivamente, con smarrimento, come sempre più inadeguato alle esigenze del suo divenire… Nella misura in cui essa volta le spalle alla vita, la scuola non prepara più sufficientemente ad essa.”
J. Ardoino, Educazione e politica
La mappa dell’intervento la trovate su Mindomo [qui in versione html]. Non potrete accedere ai materiali sul Moodle dedicato ma qualche altro link c’è 🙂 Se siete particolarmente interessati all’argomento, contattatemi privatamente. Non si sa mai… 😉



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luigi1957
29 aprile, 2013
includere –> etimolgicamente: chiudere dentro? … forse meglio –> accogliere … l’ultima direttiva e relativa circolare sui BES mi ha lasciato alquanto perplesso … preferivo integrazione … inclusione mi dà l’idea (ma è una categoria mentale … ) di prendere qualcosa e metterlo dentro, chiudendolo dentro … ulteriore lettura docentecentrica anche se poi si “pensa” all’alunno …
ne possiamo discutere …
buona notte
Maria Grazia
30 aprile, 2013
Proprio ieri sera, ero a un incontro sulle pratiche didattiche che caratterizzano la scuola italiana in merito all’inclusione e la dirigente che ci ospitava ha ricordato i passaggi normativi più importanti in merito attraverso un mutamento dei termini con cui si è denominato questo processo: inserimento (1971) – integrazione (1977) – inclusione (1992). Qui un condivisibile articolo di Nocera sulla terminologia di cui sopra. Il termine “inclusione” sembra oggi andare più di moda rispetto a quello di “integrazione” perché più rispettoso dell’individuo e delle sue specificità. Però, stiamo attenti a quando si lavora sulle etimologie, lo stiamo importando dall’inglese soprattutto in ragione dell’ICF (2001) e del suo modello di disabilità non più come “caratteristica della persona”. Questo corso è stato fatto un mese prima della direttiva sui BES e il suo titolo fa riferimento ad un concetto di disabilità come prodotto del rapporto tra lo stato di salute dell’individuo e condizioni sfavorevoli dell’ambiente. Possiamo dire che un modello inclusivo, oggi, fa teoricamente riferimento a un processo che rimuove le barriere che determinano la disabilità o che, almeno, le sa riconoscere. E, comunque, continueremo a parlarne 🙂