Quell’oscuro oggetto della “formazione”

Posted on 3 maggio, 2013

2


copertina libroNegli ultimi commenti e in qualche post qui e lì (ma soprattutto qui) si è discusso esplicitamente/implicitamente di metafore e di significati e di etimologie…

Ho pensato dunque di regalarvi qualche stralcio delle prime e delle ultime pagine di un testo non più reperibile in libreria, che conservo gelosamente nella mia biblioteca, essendo dono di un mio Maestro. Con dedica ad Andreas e a tutti quelli che tessono la tela del discorso con e attorno a lui.

MG aka Stella blu

Esordio

La lingua è uno strumento che bisogna saper maneggiare, altrimenti, catturati dalla sua seduzione, si finisce per essere maneggiati da lei. Da tempo gli studiosi del linguaggio ci mettono in guardia contro il ricorso alle virtù delle etimologie, a maggior ragione se queste etimologie sono malfondate o, peggio, costruite per assonanza. La critica si incentra essenzialmente sull’uso probativo e referenziale che spesso viene fatto delle etimologie come sostegno e supporto delle argomentazioni. Non si può non essere d’accordo e non ricordare che una cosa è l’etimologia di un termine e altra cosa è il significato del termine e l’uso che di questo significato viene fatto nella storia di una lingua e nel suo intreccio con altre lingue. Ma non è questo il punto…

Si tratta di un espediente per tenere insieme provvisoriamente delle idee nell’alone semantico dello stesso termine, in attesa che l’argomentazione ne espliciti e vagli le connessioni logiche; è un esordio, insomma, più o meno brillante e suggestivo a seconda che il gioco di parole e di immagini cui mette capo sia in grado di colpire l’attenzione e l’interesse dell’ascoltatore; è un modo di avviare un discorso, dunque, non il suo fondamento.

Ma c’è dell’altro: questa risalita dalle pròtai phonài nasconde, dietro la ricerca delle “radici” delle parole concrete di cui si fa uso, la ben più radicata ricerca delle origini delle proprie idee, dei propri concetti… Va rimarcato, infatti che il ricorso all’etimologia segnala come problema di linguaggio la presenza di un sottostante problema di pensiero e di conoscenza, che è poi il vero responsabile della richiesta di una ridefinizione dell’area semantica dei termini usati… [pp.13-14]

Siamo tutti retori! … Non dobbiamo vergognarci di scoprire che ogni proposta sull’educazione ci situa, ancora per molto, sulle rive incerte della retorica, là dove regna la metafora, nell’ambiguità delle sue compulsioni ripetitive e delle sue impertinenze creative. […]

Qualcuno chiama i pedagogisti attori, mentre essi amano dirsi scienziati. Ma chi sono i pedagogisti? Questuanti o “adulatori di Dioniso”, pirati o approvvigionatori? E che ne è della disciplina di cui sono cultori? Commedia dell’arte o arte della commedia? Stregoneria o dottrina esoterica? Chiroprassi cleptomane o malia dell’esplorazione? [pp.123-124]

E il libro finisce così.