Uno, nessuno, centomila… Riflessioni dal pubblico [1/3]

Posted on 10 novembre, 2013

2


A me, la metafora della scuola come rete – relazionale, comunicativa, organizzativa – piaceva molto finché non è stata relegata nel capitolo “Economie di bilancio”. Mi piaceva perché in un frangente storico “complesso”, questa figura retorica si prestava meglio di altre all’attuazione di quelle strategie di “distanziazione del pensiero” di cui parla Donata Fabbri, indispensabili per “tenere più conto di cosa c’è intorno, dei legami, delle relazioni e soprattutto della definizione dei contorni e della scoperta di altre direzioni.” [Fabbri, 1994]

Io, qualche anno fa

Sembra che sabato mattina sia stata autrice di un “acceso intervento” (cit. Noa Carpignano) su scuola primaria e accessibilità a corollario della tavola rotonda su “libri di testo e didattica digitale”. Le parole chiave che sono rimbalzate nei social hanno però bisogno di essere “di…spiegate” per poter avere una visione dell’intera foresta e non solo dei singoli alberi (Senge docet). Ho cercato di organizzare le mille riflessioni che si intrecciavano e si agglomeravano attorno a molteplici nuclei concettuali ed esperenziali (come testimonia la mia Moleskine) ma non sono ovviamente riuscita a di…spiegare il ragionamento come avrei voluto.

foto degli appunti presi durante il convegno

In particolare, il mio timore è che la complessità del ragionamento possa essere interpretata come uno di quei deragliamenti a cui accenna Maria Cecilia Averame e per questo ho deciso di articolare il post in tre parti:

  • il mio punto di vista;
  • il rapporto tra setting didattico, libro di testo e accessibilità;
  • necessità di ragionare sul processo di digitalizzazione in maniera articolata e specifica per segmenti scolastici, pur nell’unitarietà del sistema pubblico di istruzione.

1) Il mio punto di vista

Io sono stata assunta a tempo indeterminato nel 1997 senza anni di precariato alle spalle. Ero fiera di far parte del segmento scolastico che poteva annoverare il lavoro di team come modello organizzativo.
Nell’innocente visione dei docenti senza esperienza reale del sistema scuola, immaginavo che una nuova maniera di intendere la professionalità docente si sarebbe propagata anche verso “l’alto”. Sono entrata in una scuola in cui si veniva chiamati a elaborare proposte, a studiare, a creare e sperimentare. Non tutti hanno sfruttato queste possibilità nella stessa maniera ma, se volevi, potevi fare cose entusiasmanti.
Poi, a un certo punto, questa scuola elementare non ce la siamo più potuta permettere. Nell’anno scolastico 2003/2004 lavoravo con il curricolo per competenze elaborato dalla mia scuola e potevamo realizzare percorsi come questo. Poi si è avviato un inesorabile ritorno al passato e, nel 2013, si parla della conquista di una didattica per competenze come se fosse una novità.

Sono tornati i voti, cancellate le contemporaneità, si è inseguito nuovamente il modello di docente unico, è diminuito il tempo scuola, sono aumentati gli alunni per classe, frantumati gli ambiti disciplinari per reintrodurre le discipline, eliminati gli specialisti, creati gli “spezzonisti” e organizzazioni orarie finalizzate essenzialmente alla “copertura” di un tempo scuola sempre più striminzito. Parlare di “tempi distesi” per l’apprendimento è una bestemmia a fronte di una superfetazione di contenuti modellati sempre più a immagine e somiglianza di quelli della secondaria. Un esempio per tutti la tecnologia rimodulata in versione ed. tecnica. In estrema sintesi, i rimaneggiamenti continui del sistema scuola alla spasmodica ricerca di risparmio hanno portato a una innaturale secondarizzazione della fu scuola elementare, importando tutti i limiti a cui – almeno a parole – si vuole porre rimedio nella secondaria.

VAI ALLA SECONDA PARTE DELLA RIFLESSIONE