Che cosa mi hanno insegnato le prove INVALSI (3)

Posted on 8 maggio, 2014

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La stanchezza ha interrotto il mio racconto alla fine della cronaca del primo giorno delle prove. Riprendo dunque il mio diario dal bilancio di questa giornata.

Dal punto di vista delle prove in sé, ho imparato che:

  1. stare a contatto tutta la giornata con fascicoli stampati come quotidiani (puzza similpetrolio inclusa, notata anche dai bambini) è nauseante;
  2. i bambini sanno che non devono usare le lettere per cercare un suggerimento ma l’intera risposta;
  3. nelle aule non sempre c’è spazio per separare i banchi come da regolamento🙂;
  4. troppe insegnanti si preoccupano di quante risposte giuste sono state date e non dell’analisi qualitativa degli errori (nella mia scuola, ognuno ha somministrato le prove in classi diverse dalla propria ma ogni team ha inserito idati di propria pertinenza);
  5. per chi vuole farlo, non c’è tempo per l’analisi qualitativa degli errori a causa dell’alienazione conseguente all’inserimento dei dati (che comunque è tempo “volontario” del docente);
  6. la prova di prelettura (questa è quella dell’anno scorso) è studiata in modo che sia impossibile  da completare in due minuti per un bambino di seconda, essendo composta da 40 “strisce” composte da 5 caselle, riempite da una parola e quattro immagini tra cui scegliere quella corrispondente. Inoltre, la qualità delle immagini – anche dal punto di vista percettivo – è totalmente inadeguata e, in alcuni casi, anacronistica;esempio prelettura
  7. che entrambe le prove di italiano contengono difficoltà legate all’ambiguità del messaggio o della consegna (senza dimenticare la poca cura dell’impaginazione talvolta fuorviante), rappresentando di fatto una barriera in più per bambini che potrebbero tranquillamente sostenere la prova anche in caso di difficoltà di vario genere e, comunque, una difficoltà in più per quelli con sviluppo “nella norma”.

(continua)

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