Quanti di voi conoscono l’autismo? [Risposta alla psicologa Claudia Chiappini]

Posted on 17 luglio, 2014

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Per chi, come me, vive la condizione dello spettro quotidianamente, sentire parlare di “autismo” come un fantasma che aleggia sulle nostre teste, aggredendoci quando meno ce lo aspettiamo, risulta offensivo per la dignità dei miei figli.

Ho già letto le riflessioni di Claudia Chiappini su Facebook, che scopro psicologa grazie al titolo di questo articolo. Ritengo quindi di rispondere anch’io, con un curriculum che mi autorizza a farlo.

Le argomentazioni “sviluppate” (?) nell’articolo si concentrano sulla descrizione di un unico episodio, da cui la dottoressa è stata chiaramente provata… Più che comprensibile per il lettore medio, di meno per il professionista della cura. Del resto, il “contorno” è un  panorama di incertezza e di  disgrazia.

Dispiace che una psicologa continui a cercare la “chiave di comprensione” dell’autismo come se questo fosse un’entità che si impossessa delle persone. Come insegno nei corsi di CAA, “ogni essere umano produce significati. Il problema è condividerli”.

Tutto ciò che diverge dalla maniera socialmente accettata di fare le cose, di comunicare, di apprendere, di essere-nel-mondo deve essere prontamente categorizzato.
In “Nascita della clinica – Una archeologia dello sguardo medico”, Foucault delinea magistralmente quel processo di riorganizzazione istituzionale dell’ospedale, che ha gradualmente separato il malato dalla sua malattia.
I reparti riuniscono persone accomunate dallo stesso cartellino facendo dimenticare che la malattia in sé non ha possibilità di manifestarsi se non attraverso la persona malata. Ne consiglierei a tutti la lettura.

Qui non siamo di fronte a “malati” ma a persone che hanno un funzionamento neurologico diverso dal nostro, con cui bisogna rinegoziare i significati, tutti, anche quelli che non ci ha insegnato nessuno. Perché è proprio qui che sta il gap. Concordiamo?

A noi che conviviamo con l’autismo, tocca capire quali sono gli stimoli sensoriali che possono allertare un sistema neurologico più sensibile, incapace/con difficoltà a isolarli, per prevenire comportamenti problema; tocca preparare al cambiamento di situazione, arricchendo il messaggio verbale con supporti multimodali (immagini, tabelle di comunicazione su carta o ipad). Questo è l’ABC.

Affronterò la questione dell’obbligatorietà per legge della camera di contenimento in un prossimo post dato che mi sto documentando.

Dato che l’episodio è stato reso esemplificativo, suggerisco di usare materiale visivo per comunicare con i suoi bambini/ragazzi (basta il cellulare) e di registrare gli antecedenti ai comportamenti problema. Bisogna osservare per capire.

Le persone autistiche possono essere “difficili” ma occorre anche avere le conoscenze di base per scoprirli come… persone.

PS io sono una persona felice.🙂 Molto.

 

Io e Jacopo

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