La quinta disciplina

Posted on 1 gennaio, 2015

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copertina del testo consultatoAvevo desiderio di scrivere un post di fine-inizio anno in questi giorni ma il mio umore, alquanto ballerino, mi ha fatto desistere. Stamattina, come capita spesso grazie a un sodalizio digitale di vecchia data, il mio amico Andreas mi ha regalato un bellissimo trampolino di lancio, grazie alla sua citazione di Peter Senge.

I lettori storici di questo blog (forse) ricorderanno che “La quinta disciplina – L’arte e la pratica dell’apprendimento organizzativo” di Peter M. Senge è sicuramente una pietra miliare della mia formazione sulle organizzazioni (che apprendono e non ;)), tanto importante da aver battezzato il mio primo esperimento editoriale di una collana proprio rifacendomi a un concetto cardine di questo testo: la visione condivisa (1990, pp.237-268).  Al pari di G. Morgan con il suo mitico “Images. Le metafore dell’organizzazione” e “Apprendere nelle organizzazioni – Proposte per la crescita cognitiva in età adulta” di D. Demetrio e D. Fabbri, sembra una lettura destinata (in particolare nel contesto italiano) a servire quasi da “endecalogo al contrario” per verificare tutto ciò che manca nella nostra concezione e nelle nostre pratiche organizzative.

Stamattina Andreas scriveva…

Nella vita di tutti i giorni arriva poco di tutto questo. Come se un maleficio le avesse condannate a un ritardo comunicativo di mezzo secolo, le istituzioni guardano il mondo come le stelle, che non vediamo come sono ma come furono, con cronico incolmabile ritardo.

Di questo “cronico ritardo” abbiamo parlato e scritto spesso ma non per questo abbiamo smesso né smetteremo di denunciarlo pur dovendo richiamare l’attenzione di tutti alla distinzione tra ciò che è ritardo e ciò che è mancanza di pensiero sistemico.

Allora, per chi non le conoscesse, ecco quelle che Senge definisce “le leggi della quinta disciplina” (1990, pp.65-77) grandi sconosciute ai “riformatori del sistema pubblico” in particolare nel settore dell’istruzione e della formazione. Ma noi “non si demorde”😉 e le riportiamo in questo post e lanciamo l’ennesimo messaggio nella bottiglia, con l’augurio di un futuro più lungimirante per tutti.

    1. I problemi di oggi derivano dalle “soluzioni di ieri”
    2. Più spingete avanti, più il sistema spinge indietro (…quando i nostri sforzi iniziali non riescono a produrre miglioramenti durevoli, noi “spingiamo di piu'” – fedeli, come era Boxer, alla credenza che un duro lavoro supererà tutti gli ostacoli, rendendoci ciechi per tutto il tempo a come stiamo noi stessi contribuendo a rafforzarli…)
    3. Prima di peggiorare il comportamento migliora (…gli interventi a basso rendimento sarebbero meno allettanti se non fosse per il fatto che, in effetti, a breve termine molti funzionano […] Nei sistemi umani complessi ci sono sempre molti modi per far sì che a breve termine le cose sembrino migliori di quello che sono…)
    4. La facile via d’uscita di solito riporta all’interno del problema (…tutti ci consoliamo applicando soluzioni familiari ai problemi, attaccandoci a quello che conosciamo meglio…)
    5. La cura può essere peggiore della malattia (…qualche volta, la soluzione semplice o familiare non solo è inefficace, ma induce anche al vizio ed è pericolosa…)
    6. Più rapido è più lento (…il tasso ottimale è molto più lento del tasso di sviluppo più rapido possibile…)
    7. Causa ed effetto non sono strettamente connessi nel tempo e nello spazio
    8. Piccoli cambiamenti possono produrre grossi risultati…ma le aree in cui si possono verificare gli effetti migliori sono spesso quelle meno ovvie (…l’intero sistema – la nave, il timone e il servotimone – è progettato meravigliosamente in base al principio dell’effetto di leva. Eppure, il suo funzionamento non è assolutamente ovvio, se non si comprende la forza dell’idrodinamica…)
    9. Potete avere la torta e mangiarla…ma non subito (…non si resero conto del fatto che avrebbero potuto conseguire ambedue gli obiettivi se avessero avuto la volontà di posporne uno mentre si concentravano sull’altro…)
    10. Dividere un elefante in due non dà due elefantini (…I sistemi viventi sono sistemi completi. Il loro carattere dipende dall’insieme. Lo stesso vale per le organizzazioni; per capire le più difficili questioni manageriali è necessario vedere l’intero sistema che genera le questioni…)
    11. Non ci sono colpe da attribuire (Noi tendiamo ad attribuire la responsabilità dei nostri problemi a circostanze esterne. “Qualcun altro – i concorrenti, la stampa, l’umore mutevole del mercato, il governo – ce li ha creati”. Il pensiero sistemico dimostra che non c’è un esterno; che tanto voi quanto la causa dei vostri problemi siete parte di un unico sistema. La cura risiede nel vostro rapporto con il vostro “nemico”)
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