“Lei non sa cos’è la Rete!”

Posted on 8 aprile, 2017

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Le questioni, gettate sul piatto da Stefano Epifani nell’articolo linkato di seguito, sono tali e tante da aver bisogno di essere distillate… Creative Commons, rete come possibilità di una sana deurbanizzazione, multicanalità, qualità dei nodi nelle reti sociali…

Ci si potrebbero scrivere trattati.

Il dramma è che eravamo molto più avanti nella discussione su queste cose 10 anni fa che oggi.

Quelle sotto vogliono essere solo delle chiose “a caldo”. Vi raccomando di leggere l’articolo prima…

Nel caso del TEDxRoma le domande vengono fatte da chi, sulla base di quanto ci siamo detti, mi è sembrato intimamente convinto che:

la rete è uno strumento neutro, certo, ma le persone non lo sanno utilizzare e quindi va limitato e regolamentato (proponiamo la patente obbligatoria per internet?);

Ma chi stabilisce i “contenuti” di questa patente? Come usano la rete quelli che stabiliranno i “codici di circolazione su Internet”? Come vogliono usarla e farcela usare?

fare cultura attorno alla rete non basta perché le persone comuni non capiscono e bisogna aiutarle (e chi si arroga il diritto di capire il senso delle cose per gli altri?);

Sorge il problema di definire “persone comuni”, dato che conosco professionisti che usano la rete senza alcuna cognizione di causa (per tacere il problema di definire “ciò che bisogna aiutarle a capire”). Cominciamo con la diffusione capillare di corsi di netiquette obbligatori per iscriversi a un social network?

siamo tutti estraniati per colpa di Facebook e delle stupidaggini che veicola (e poco è servito ricordare che i messaggi veicolati da una rete sociale dipendono anche dalla qualità dei nodi con i quali ci si mette in contatto);

In un mondo che si sta estraniando dalla stessa umanità mettere sotto accusa i social network fa ridere anche i polli. Una società in cui ci si uccide anche per puro passatempo serale, in cui i condomini si accorgono che il vicino non era partito ma era morto solo quando la puzza li infastidisce, in cui puoi essere solo quelle che appari… Se cominci a utilizzare un social network per ricordarti i compleanni della tua famiglia e/o per ovviare ai rapporti che non hai il coraggio di avere offline, il problema non è Facebook.

le persone serie ed impegnate, i professionisti veri insomma, non hanno tempo da dedicare ai social media (che quindi sono popolati di idioti);

Questa è così facile da smontare, che non ne vale la pena. Chi è il professionista tipo? L’avvocato Azzecca-garbugli?

non è possibile consentire che chiunque – per il solo fatto di essere presente in rete – possa parlare (peggio di Umberto Eco insomma);

Possiamo fare un bel settore lurker… “Iscrizione alla rete solo per leggere e ascoltare. A parlare ci pensano gli altri!”.

Last, but not least, il Ted è un esempio di come la rete non serva, perchè è un evento fisico che non ha bisogno di internet (ed anche qui parlare di multicanalità è servito a poco).

Amen.

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