La normalizzazione dell’abnorme (ovvero del tentativo di essere brave)

Posted on 9 maggio, 2017

0


scarpette rosseTrappola 7: finzione, tentativo di essere brave, normalizzazione dell’abnorme

La bambina viene dunque castigata perché si è messa le scarpette rosse per andare in chiesa. […] Lo sforzo di fare la brava, di starsene tranquilla e di essere compiacente di fronte al pericolo interiore o esterno o al fine di nascondere una situazione critica, psichica o reale, abbrutisce la donna, la rende senz’anima. La separa dalla sua conoscenza e dalla sua capacità di agire. Come la bambina del racconto, che non protesta a gran voce, cerca di nascondere la sua fame e di fingere che nulla bruci in lei, le donne moderne soffrono dello stesso disordine: la normalizzazione dell’abnorme. Questo disordine imperversante nelle culture fa sì che lo spirito, che normalmente balzerebbe su a correggere la situazione, affondi nella noia, nella compiacenza, e alla fine, come la vecchia signora, nella cecità. […]

Nei termini della natura selvaggia delle donne, questa normalizzazione della violenza, e quella che gli scienziati chiamarono poi “impotenza appresa”, inducono le donne non soltanto a restare con il marito ubriacone, con datori di lavoro che le insultano, in gruppi che le sfruttano e le tormentano, ma anche a sentirsi incapaci di imporre le cose in cui credono con tutto il cuore: la loro arte, il loro amore, il loro stile di vita, il loro pensiero politico.

La normalizzazione dell’abnorme, anche quando è chiaramente a proprio detrimento, riguarda tutti gli aspetti della natura fisica, emotiva, creativa, spirituale e istintiva. Le donne si trovano di fronte a questo problema ogni volta che sono stordite e indotte a limitarsi a difendere la loro vita-anima da proiezioni invadenti, culturali, psichiche o di altro genere.

Clarissa Pinkola Estés, Donne che corrono coi lupi, pp.254-256

Immagine: https://www.flickr.com/photos/talba/3293145524

Annunci