Di fantascienza, comunicazione in Rete e misoginia (con la scusa di Doctor Who)

Posted on 23 luglio, 2017

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copertina fumettoPremetto di non essere un’appassionata di fantascienza (con esclusione della fedele lettura pluridecennale di Nathan Never) ma che mi sono cominciata ad interessare di più al genere quando ho cominciato a frequentare il blog di Davide Mana.

Stiamo parlando dell’epoca della blogosfera, in cui ci si parlava “da blog a blog” e ci si spostava “di blog in blog” per entrare virtualmente in mondi specifici, diciamo così.
Ho seguito molte discussioni “feroci” e appassionate, scoprendo un sacco di cose che non conoscevo, pur non partecipando attivamente alle discussioni sia per onestà intellettuale, sia perché non è per forza necessario dire la propria in Rete, sempre e ovunque.

Era comunque molto difficile che qualche “passante”, buttasse lì qualche commento “tanto per scrivere” dato che sarebbe stato bannato/messo a tacere in un nanosecondo.

A differenza di una bacheca di Facebook, il blog è veramente casa tua nel senso che ti permette di chiudere le porte a chi vuoi, di filtrare i nuovi arrivi e di bloccare i commenti a un post che desideri che sia solo letto ma su cui (per una serie di motivi diversi) non vuoi discutere.
Se poi appartieni al genere femminile, questo ti permette di deviare automaticamente nel cestino tutti gli
insulti gratuiti che ti toccano quando l’altro non ha più argomenti con cui controbattere e decide di sfogarsi ipotizzando le tue abitudini sessuali e via dicendo.

Una volta arrivati nella grande piazza di Facebook, questo tipo di commenti sono diventati (ahimè!) una normalità piuttosto che l’eccezione, sicuramente favoriti dall’assalto alla diligenza di internauti che non sono in grado di spedire un’email ma postano e commentano a tutto gas su FB, convinti che rappresenti Internet (sigh!) e che sia un luogo dove, in nome della “libertà di opinione”, l’educazione e il rispetto per l’interlocutore (o per il soggetto di cui si sta parlando) siano superflui.

Tra l’altro, argomentare per iscritto, richiede una competenza linguistica che l’italiano medio non ha, come ben sappiamo, mentre il turpiloquio è alla portata di tutt* (l’asterisco non è casuale tenendo conto che, uno dei cambiamenti comunicativi più rilevanti è sicuramente quello di commenti/post misogini/razzisti da parte di un numero sempre più nutrito di donne…).
Posto ciò, sarebbe assurdo negare che qualsiasi argomento che tocchi la differenza di genere su Facebook e dintorni è destinato a essere risucchiato in questo vortice, oscurando paradossalmente la vera questione del contendere, qualunque essa sia.

E questo è, IMHO, il “caso” del cambio di genere dell’interprete della prossima serie di Doctor Who. E’ una scelta importante, considerata la reazione della platea di fan. La questione principale è che le obiezioni narrative, emotive, ecc… degli appassionati sono state surclassate da quelle che hanno argomentato con la “pancia” invece che con la testa. E tutti sono finiti nel calderone degli “immaturi e insicuri”.

Mi sembra un bel caso di studio comunicativo. Buona domenica. 🙂

Immagine: intergalacticrobot.blogspot.it

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