Ma di quanti soldi dispone una scuola?

Posted on 12 novembre, 2017

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In questi anni, essendo in prima linea sulla progettazione di PON e dintorni, mi sono ritrovata spesso a dover fare delle scelte economiche sostenibili, relativamente a canoni annuali per l’utilizzo di servizi e infrastrutture digitali.

Quando ho potuto, la mia scelta è sempre ricaduta su soluzioni gratuite (soprattutto quando garantite dal lavoro di una community seria e consolidata), privilegiando licenze Creative Commons. Quando non è stato possibile, i fondi progettuali sono serviti anche a garantire il pagamento dei canoni di soluzioni a pagamento, pur nella consapevolezza che questo metta in “pericolo” la sostenibilità futura dell’azione realizzata.

La questione è sicuramente “culturale” (questo stesso blog è in licenza CC fin dai suoi esordi) ma, al netto del “romanticismo”, è anche obbligata. Un canone annuale (e mi limito a UNO) che raggiunga quattro cifre è difficilmente sostenibile dalla maggior parte delle istituzioni scolastiche, se non a patto di alzare il contributo chiesto alle famiglie e/o trovare altre entrate extra, grazie agli escamotages creativi di autofinanziamento in cui siamo diventati esperti.

Anche in questo caso, però, le difficoltà sono ancora maggiori per gli Istituti Comprensivi, rispetto alle Scuole Secondarie di Secondo grado. Di conseguenza, quando si progetta qualcosa di nuovo, ritengo che sia prioritario cercare di garantire la sostenibilità futura delle scelte effettuate.

Ciò non significa, al tempo stesso, ripiegare sulle licenze Creative Commons solo perché siamo dei poveracci ma perché siamo delle Istituzioni pubbliche che fanno cultura. O almeno dovrebbero.

Nota: questo post nasce da questo articolo su Bari Today circa la questione del pagamento di 1000 euro alla SIAE da parte di Radio Panetti, la cui presentazione (da parte del giornalista) dell’utilizzo della licenza Creative Commons come “ripiego” solo perché non ci sono soldi, non ho gradito per nulla (per tacer del resto).

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