Il problema della CAA in Italia…

Posted on 7 dicembre, 2017

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Simbolo della CAA ( collezione arasaac.org)

Il problema della CAA (Comunicazione Aumentativa Alternativa) in Italia è che il peso e la responsabilità della produzione di materiali in simboli è praticamente tutto sulle spalle della famiglia della persona con Bisogni Comunicativi Complessi.

Le ASL e la scuola (tranne rarissime e virtuose eccezioni sparse qui e lì per l’Italia) sono ancora totalmente impreparate a fornire un supporto valido in questa direzione perché non c’è adeguata formazione in tal senso. La diffusione di strumenti gratuiti (quali quelli che rientrano nel progetto ARASAAC) se, da un lato, è stato un aiuto fondamentale per noi genitori in particolare (non più costretti ad accollarci ulteriori spese oltre quelle che già gravano su di noi), dall’altro sembra supportare una visione “magica” degli stessi, quasi fossero dei traduttori universali automatici che non richiedono l’intervento umano.

Sono stata contattata da genitori che (beati loro!) hanno ottenuto la prescrizione dell’ausilio dalla ASL (incluso software scelto “a casaccio”) senza che questa sia stata preceduta da una valutazione specifica, con il risultato che nessuno riesce a utilizzarlo per comunicare.

Negli innumerevoli gruppi online dedicati alla CAA, esistono docenti (!) e operatori (!!) che pensano che le traduzioni in simboli siano equivalenti (a prescindere da diagnosi e persone) e che si “affacciano” al gruppo chiedendo “Ho un bambino autistico: mi passate dei simboli?”.

Se lo stato degli specialisti in Italia è questo, cosa vogliamo pretendere dai genitori che fanno quel che possono e come possono per garantire ai propri figli il diritto a comunicare?

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