Osservando la foresta dei feed… [2/2]

Posted on 15 febbraio 2018

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Nella prima parte di questa riflessione, scrivevo

Le ricerche e il lavoro fatto in questi giorni mi ha portato anche qualche riflessione più generale sui cambiamenti avvenuti in questi anni, in cui “siamo divenuti feed” anche senza avere un blog o un sito grazie ai social network e, a mio parere, ci siamo fatti prendere da una certa pigrizia nel fare selezioni personali, utilizzando gli stessi social network come aggregatori automatici, grazie ai repost automatici che riversano contenuti da un luogo della Rete all’altro.

I feed, per chi non avesse dimestichezza con il termine, rappresentano il fiume di informazioni che alimenta il web e che cambia forma (ma non sostanza) a secondo del contenitore attraverso cui le leggiamo. Questo è stato uno dei pilastri della rivoluzione del cosiddetto web 2.0 (illustrato magistralmente da questo video di Michael Wesch di una decina d’anni fa) e che può facilmente essere compreso attraverso quest’altro video, anch’esso un po’ vecchiotto ma ugualmente utile (e che conservo accuratamente nella pagina dedicata all’argomento di questo blog).

Non so perché, a distanza di 10 anni, queste cose si danno per acquisite dal “popolo del web” anche se non lo sono affatto… ma questo è un altro tipo di problema, che al momento tralasciamo.

Dal video qui sopra, si può capire il meccanismo che ci permette di rimanere aggiornati su quanto scrivono i nostri contatti sui social network e viceversa, al netto degli “algoritmi” e delle scelte di chi pubblica. Facciamo l’esempio di Facebook: stabilire un contatto reciproco (cosiddetta “amicizia”) non implica che io debba volere essere costantemente aggiornato su quello che scrive l’altro/a. Ho quindi la possibilità di non farlo rientrare nel “fiume” degli aggiornamenti dei miei contatti (la metafora la ritroverete spesso dato che tendo sempre a “visualizzare” certi fenomeni) spegnendo l’interruttore del suo feed, rappresentato dal pulsante “segui”.

Questo è ciò che intendevo con il “siamo divenuti feed”. Siamo informazione che viaggia da un posto all’altro del web che può essere “mescolata”, selezionata, ritagliata, ignorata e così via.

Il sopravvento dei social network e il ridimensionamento dei blog come “domiciliazione” della nostra vita in Rete (citazione doverosa a Sergio Maistrello 😉 ) ha portato a un proliferare della ripetizione di contenuti nei nostri diversi account, con effetti molto diversi a secondo dello stile di gestione di questi account.

Esplicitiamo anche qui con un esempio: sono iscritta a Twitter dal giugno del 2010. Fino a ora, ho utilizzato questo account per pubblicizzare soprattutto i post di questo blog, senza curare particolarmente l’interazione con i miei followers o l’incremento degli stessi. Si può dire che lo abbia usato per offrire uno strumento di aggiornamento automatico delle pubblicazioni di questo blog e quindi, nei fatti, i miei followers hanno utilizzato Twitter come un aggregatore di feed di Speculum Maius.

L’utilizzo dei social per rilanciare i post da un luogo all’altro della Rete è diventata la normalità ma inviterei a riflettere su alcune temporanee conclusioni:

  • il tipo di post (testo, audio, video…), la sua ampiezza in numero di caratteri (nel caso del testo) e la scelta del luogo da cui si lancia il repost permettono di controllare “quanto” contenuto possa essere letto nel nuovo contenitore, senza che i nostri lettori siano costretti a migrare di network anche loro (il che non è negativo di per sé ma sembra richiedere una forte motivazione soprattutto se si tratta di “uscire da Facebook” 😉 );
  • deprivare un contenuto social dell’interazione autore-lettore, significa depotenziare la ragion d’essere dello “stare sui social”;
  • a meno di essere degli influencer con i k nel numero di followers, ritengo che si venga seguiti da persone diverse e che forse si potrebbe valutare una differenziazione dei contenuti in base ai luoghi.

Ci sarebbe molto altro da dire ma per il momento mi fermo qui. 🙂

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