SchoolBookCamp: note di viaggio

Pubblicato il 26 maggio, 2009

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In questa torrida giornata di maggio (incredibile ma vero), dopo essere stata tagliata fuori dalla Rete per qualche giorno per motivi vari ed eventuali, mi appresto finalmente a buttare giù due note sull’esperienza SchoolBookCamp.

Come dicevo altrove, sono tornata con più domande che risposte però le domande sono in parte cambiate. Il che significa che la scossa cognitiva c’è stata e questo testimonia la significatività di quanto detto e (soprattutto) ascoltato.

Pensieri e suggestioni sono molteplici. Forse mi ci vorrà più di un post. Anzi sicuramente. E poiché non so da dove cominciare… partirò da alcune note di viaggio, scritte sulla tratta Piacenza-Sarzana e viceversa.

trainImmagine: nj dodge

22 maggio, ore 8.20

In un post del 6 marzo scorso sull’argomento, Gino Roncaglia invitava a chiedersi cosa fosse un libro di testo online. Prima di farlo, però, credo che occorra avere ben chiaro che cosa rappresenti realmente il libro di testo “tradizionale”. Senza perdersi dunque dietro i mille rivoli del libro in generale ma di un certo tipo di libro, in un determinato contesto, utilizzato con uno scopo preciso.

Occorre disvelare quindi, prima di tutto, quali siano le sue funzioni manifeste che, dallo stesso Roncaglia, vengono individuate ne:

  • il filo narrativo che accompagna lo svolgimento del programma;
  • il primo (e purtroppo in molti casi unico) incontro con quella che è stata per secoli la forma principale di organizzazione del sapere: la forma-libro.

A queste osservazioni se ne potrebbero però aggiungere altre, forse così interiorizzate da essere divenute quasi invisibili: l’identificazione

Pinocchio_abbecedario

immaginifica del libro di testo con l’istituzione scolastica nella sua forma “biblica” da Pinocchio in poi e la funzione di contenimento (o di coperta di Linus se preferite) svolta da questo sussidio per la stragrande maggioranza dei docenti. Del resto, per controllare e contenere è stato creato…

A corollario di ciò, sullo sfondo, da non dimenticare il libro di testo come “strumento” con cui gli stessi formatori sono stati formati.

“Un libro è anche la storia del suo lettore…” ci ricorda Angelo Franza e – nella fattispecie – la cosa suona quanto mai calzante.

Alla ricerca di definizioni e differenze, ciò che secondo me – ora – distingue un libro di testo “tradizionale” da uno digitale è la sensorialità tattile e l’appartenenza storico-culturale ben radicata nell’immaginario collettivo.

Immagine: Leonardo

E per adesso non mi è dato aggiungere altro dato che, non a caso, siamo venuti qui a discutere e cercare di capire lo scarto significativo tra il primo e il secondo.

Se, ad esempio, andiamo a considerare la non-linearità come prima cifra distintiva, essa va considerata a tutto tondo. In primis, va ovviamente riferita ad una lettura reticolare che non si limiti a linkare approfondimenti ma che rompa le simmetrie autore-lettore, docente-studente, umanistico-scientifico.

Che trascenda insomma quella forma-libro (foucaultianamente intesa) che è rispecchiamento della forma-scuola, ancorata ad un dispositivo disciplinare, nato per rendere docili i corpi e le menti, erogando saperi distinti, in riferimento a norme predeterminate.

E allora, in primo luogo, deve far saltare gli steccati disciplinari, narrare per tematiche ed esperienze significative, essere pensato per grandi aree del sapere, che non devono necessariamente essere quelle standard. Ma forse qui sono già nella fantascienza…

23 maggio, 20.40

Sono in treno per Piacenza. Cerco di raccogliere le idee su ciò che mi porto a casa di nuovo dopo queste giornate così intense di idee ed emotività. Non so se so qualcosa in più sull’e-book rispetto a quando sono partita. Posto che qualcuno a questo punto mi sappia realmente dire cos’è un e-book…

Perché tanta emotività, uno si potrebbe chiedere… Sicuramente perché l’accelerazione imposta dalla circolare sui libri di testo non è rispettosa di un progetto culturale né a questo è ispirato, muovendosi da ben più mercantilistiche visioni. E questo è stato ribadito più volte in questi giorni. La sensazione di spaesamento, di incertezza rispetto agli scenari ipotetici che a brevissimo le scuole (e gli editori scolastici con loro) dovranno affrontare, soprattutto se nulla cambierà rispetto al rapporto tra edizioni e adozioni, è sicuramente uno dei motivi. Anche se non l’unico.

Del resto continuare a parlare di questo smantellamento della scuola pubblica come di una riforma è segno che non si hanno più occhi per vedere…

Ho voluto scrivere questo perché è stato pesante per me andare ad immaginare cosa potrebbe essere un e-book (o un testo liquido o ambiente) chiedendomi il senso di questo esercizio intellettuale mentre le scuole rischiano di chiudere. Però l’ho fatto.

Ho voluto sforzarmi di immaginare una modalità diversa di organizzare/fruire/manipolare i contenuti di apprendimento per una scuola di qualità. Perché un atteggiamento realistico rispetto ai rischi che una transizione affrettata e culturalmente improvvisata verso libri di testo “misti” o online, non significa essere contro l’innovazione.

Nonostante il cuore pesante, la mente è volata, ha immaginato e sognato “libri verticali”, grazie ai quali docenti e studenti di gradi di scuola diversa si incontrano e imparano reciprocamente e “interdisciplinari”, dove quell’inter si rivela come la capacità di essere “terra di mezzo” per il lavoro comune di docenti di discipline diverse.

Sì. Ho sognato molto e farlo mi ha fatto bene…

[continuerà anche se non so quando... :-) ]

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