Il mondo online come “contesto multi-sited”

Posted on 9 aprile, 2017

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Una nutrita parte della mia ricerca per la tesi di dottorato ha riguardato l’evoluzione dei cosiddetti Cyberculture Studies. Il mio Drive conserva ancora un nutrito archivio di documenti, sintesi, appunti e abbozzi di capitoli in merito. La discussione relativa al post di ieri mi ha spinto a navigarci un po’, quasi per convincermi che, fino a ora, non abbiamo solo scherzato…

In un documento in cui riassumevo l’evoluzione di questi studi e le problematiche metodologiche a questi correlati, concludevo con un paragrafo in cui si identificava la Rete come “contesto multi-sited”. Sembrerebbe scontato, oggi, ma non lo è ed è per questo che ve lo riporto qui sotto. Certo siamo nel 2017 ma sembra ci siamo persi qualcosa per strada. Buona lettura.

A seconda di ciò che è considerato compreso nel contesto di ricerca, l’uso della tecnica dell’osservazione, peculiare dell’etnografia, per studiare le comunità virtuali, può essere applicata limitatamente al contesto online delle interazioni, oppure anche al contesto offline in cui sono immersi gli individui che partecipano alle interazioni in Rete.

Da un lato, gli studiosi possono considerare il mondo online come un’estensione del mondo fisico (reale): l’attore sociale comunica quotidianamente in diversi contesti, ad esempio familiari, lavorativi, ludici. I contesti online sono un altro possibile ambiente dove gli attori interagiscono, attraverso la CMC, ma “nessuno vive solamente nel cyberspazio” (Kendall, 1999). Inoltre, quando si accede in una comunità virtuale, non solo si è legati inscindibilmente ai propri Sé fisici (pensiamo ad esempio come un dolore fisico oppure un segnale percepito da uno dei nostri cinque sensi può distogliere la nostra attenzione dall’interazione online ed essere causa di interruzione), ma i significati trasmessi attraverso la CMC, sono legati a linguaggio, esperienze e valori propri di ogni soggetto, che sono costruiti nella vita quotidiana e reale.

Dall’altro lato, il cyberspazio può essere concepito come come campo saparato dal mondo reale: come uno “spazio là, che va oltre i limiti degli ambienti fisici” (Fernback, 1999). Alcune delle comunità che nascono online sono, infatti, create volontariamente sulla base degli interessi comuni e mostrano possedere un proprio sistema di norme e valori, un peculiare senso di identità e caratteristiche proprie.

Anche la Hine (2000) sottolinea la distinzione tra i due suddetti approcci: un conto infatti è studiare Internet e gli ambienti interattivi come una cultura a sé stante e rivolgere quindi l’attenzione alle dinamiche che avvengono online, come spazi circoscrivibili e isolabili; un altro è invece considerare questo medium interattivo come un artefatto culturale socialmente prodotto, tenendo quindi in considerazione anche le pratiche che vanno oltre i confini dello spazio virtuale.

Nella letteratura odierna questi due approcci sono ritenuti complementari e la critica metodologica auspica da più parti (Hine, 2000; Mann & Stewart, 2000) di considerare entrambi gli aspetti, sebbene non sia semplice. L’idea di field come campo di ricerca chiuso e definito è sbiadita anche nell’approccio etnografico “tradizionale” a fronte della complessità delle relazioni e interazioni tra i diversi gruppi sociali e l’influenza delle istanze delle globalizzazione in molte culture (soprattutto conseguenze della pervasività delle comunicazioni mediali e delle migrazioni).

Similmente, anche il campo online delle comunità virtuali oggetto di studio non può essere circoscritto solo alle relazioni via CMC, ma deve estendersi verso quei luoghi e momenti di interazione che si rivelano significativi per comprendere la complessità del gruppo sociale che si sta osservando. L’etnografia di una comunità virtuale, basata solamente su una ricerca online, fornisce informazioni su soggetti fisicamente distanti dal ricercatore, ma non non può essere l’unica fonte di raccolta dei dati, poiché permetterebbe di ottenere solo una descrizione parziale e non una “overflowing description” (Geertz, 1973). “In research conducted in single-site, that is to say from the researchers office computer, it might be more appropriate to dispense with the term ethnography and talk about conversation analysis, text analysis or discourse analysis” (Wittel, 2000).

Pertanto, gli studiosi dovrebbero indirizzarsi verso una multi-sites ethnography (Marcus, 1995, in Di Fraia, 2004), indagando quindi i contesti d’uso e di accesso a Internet come artefatto culturale (scuole, posti di lavoro, Internet cafè etc.). Ma la crescita delle interazioni mediate e la complessità delle influenze tra comunità online e offline, allarga maggiormente il contesto di riferimento oltre i contesti di fruizione: l’osservazione etnografica dovrebbe quindi comprendere tutti quegli ambienti e i soggetti che si rivelano significativi per la comprensione e la descrizione di quella che è la comunità secondo la percezione dei membri stessi; è per questo che Hine (2000) parla di mobile ethnography.

La sfida dell’etnografia delle comunità virtuali è proprio quella di esplorare la negoziazione dei confini, la costruzione delle connessioni e dei legami, anche quelli tra online e offline. Come sostiene Howard (2002), la nozione di campo deve essere adattata a ciò che sono le peculiarità della rete: il ricercatore deve analizzare ciò che emerge come comunità percepita e selezionare quei nodi che ne compongono la struttura reticolare.

Negli ultimi anni si è infatti iniziato a parlare di comunità (virtuali e non) anche come network sociali. Secondo questa prospettiva, viene ridimensionata la componente culturale delle comunità, dando invece più rilievo al loro ruolo di relazione e supporto per i soggetti. A livello metodologico, il significato acquisito dalle connessioni tra i membri, comporterebbe un adattamento nell’approccio etnografico: “a thik description of a network has to illustrate and illuminate the nodes, links, and flows” (Wittel, 2000).

Una prima circoscrizione della comunità e del contesto di riferimento su cui svolgere la ricerca è sicuramente utile, ma deve essere eseguita con la consapevolezza che le relazioni in rete sono dinamiche e potenzialmente infinite e che i limiti del campo etnografico dovranno essere ridiscussi durante le fasi di studio.

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