Integrazione scolastica e logica dell’assurdo

Posted on 24 maggio, 2012

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E’ interessante notare che se si chiede a degli amministratori di collocare l’utente in rapporto a loro, a degli amministratori scolastici di collocare gli allievi e gli studenti e al personale ospedaliero di inquadrare il malato, essi sono praticamente gli uni e gli altri nell’incapacità di farlo perché ciò li condurrebbe allora a inquadrare i loro clienti all’ultimo gradino dell’organizzazione gerarchica in una sorta di organigramma dove la logica condurrebbe, infine in maniera esplicita, all’assurdo.

J. Ardoino (2001), Educazione e politica, pp.22-23

Quando leggo articoli come questo o questo, mi sembra veramente che l’assurdità di cui parla Ardoino si espliciti in tutta la sua magnificenza.  Nell’articolo di Tecnica della scuola, si riporta come l’eroico avvocato che si è offerto di patrocinare la causa dei docenti precari “votati” al sostegno (copertura finanziaria permettendo), abbia addirittura avuto parole di considerazione per il danno di cui sarebbero oggetto gli allievi/studenti con disabilità. Bontà sua! Veramente notevole che qualcuno ne parli.

Da persona che nelle problematiche dell’integrazione ci è immersa dalla testa ai piedi, professionalmente e non, non posso però esimermi dal sottolineare che nella scuola è scorretto distinguere docenti preparati e motivati all’integrazione, in base al possesso di una specializzazione. Chi conosce la storia e l’evoluzione dei corsi stessi di specializzazione, sa già che la preparazione e l’impegno richiesto è andato via via scemando fino a culminare con  la nuova formazione dell’insegnante di sostegno, che non si capisce poi chi dovrà specializzare dato che gli esuberi copriranno i posti da qui fino all’eternità…

Le docenti preparate sono quelle che credono nell’integrazione, a prescindere che siano di sostegno o meno. Non mi venite a parlare di “vocazioni” perché la parola, da docente, mi fa accapponare la pelle: noi abbiamo bisogno di professionisti e non di missionari! E abbiamo bisogno di docenti che conoscano e siano pronti ad affrontare bisogni educativi speciali, indifferentemente dal ruolo di sostegno o curricolare.

La cosa che fa veramente ribrezzo in quest’operazione irrispettosa dei Diritti dell’Uomo (prima ancora di quelli sindacali) è che non si fa neanche finta di porsi il problema della catastrofe didattica che seguirà alla massiccia immissione di docenti frettolosamente riconvertiti in un settore (come quello della secondaria) in cui l’integrazione mostra visibilmente tutti i segni della sofferenza del sistema… Avendolo fatto nella scuola primaria con l’obbrobrio dell’insegnamento forzato della lingua inglese (che i genitori hanno subito senza fiatare, fatta eccezione di minoranze velocemente tacitate), qual è il problema a farlo anche con il sostegno?

Beh, provate un po’ a pensarci…