Il conflitto da ambivalenza secondo Lewin

Posted on 17 marzo, 2017

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La teoria del campo di Lewin è sempre stata una delle mie preferite per affrontare l’analisi delle dinamiche dei processi di decisione.

In tali processi, si crea una situazione conflittuale quando le alternative hanno una valenza (positiva e/o negativa) di pari intensità.

Se le alternative sono entrambe positive, il conflitto si risolverà nel momento in cui la persona (P) si avvicinerà di più a una di esse, aumentandone la forza attrattiva e (contemporaneamente) diminuendo quella dell’altra. Si tratta di un “conflitto di scelta”, che affrontiamo in molti atti della quotidianità, come scegliere il vestito da mettersi quella mattina.

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Se le alternative sono entrambe negative, il conflitto è molto più complesso da risolvere dato che l’avvicinarsi a una delle alternative ne aumenta la forza respingente, diminuendo al contempo quella dell’altra (che diventa così apparentemente meno negativa dell’altra). Ciò comporta un movimento di oscillazione (come diceva il mio prof all’università), che si risolve con una fuga della persona dall’intera situazione, a meno che si erga una barriera attorno a essa.

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Il conflitto più affascinante è però quello “di ambivalenza”, che si determina quando un’unica situazione si carica contemporaneamente di una valenza positiva e di una negativa, dando vita a due forze contrastanti. Più ci si avvicina all’oggetto in questione, più aumenta la sua forza attrattiva ma anche quella repulsiva. Si viene così, nello stesso momento, attratti e respinti con la stessa forza.

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La risoluzione dei conflitti avviene, in quest’ottica, riuscendo a cambiare interiormente la valenza di una delle due forze.

Ecco. Questa è la teoria. Nella pratica, ognuno se la cava come crede.

 

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