P come “Premialità”

Posted on 6 ottobre, 2008

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A proposito di premialità, non posso esimermi da:

1) notare che Tuttoscuola ha finalmente rimosso il banner (immortalato in questo post) in stile “Venghino, signori, venghino!” con cui si preannunciavano (pdf) premi ai docenti migliori, scelti con un criterio da precisare, in un futuro di là da venire ed in una percentuale ancora da definire;

2) riportare parte delle esilaranti osservazioni di Aristarco Ammazzacaffè (di cui sono fedele lettrice), sulle nuove parole d’ordine ministeriali, legate a fantomatici premi di produzione (che già a definirli così, un leggero senso di nausea ti assale).

Nelle ultime settimane, una parola nuova si aggira nel mondo della scuola: premialità. La usano direttori generali e colonnelli, ispettori e consiglieri trombettieri e perfino dirigenti scolastici e alcuni uscieri (ministeriali). E questo, da quando l’ha pronunciata per la prima volta il Ministro Gelmini MaryStar. Che a sua volta l’ha imparata dal ministro Tremonti, il quale sembra l’abbia presa dal vocabolario degli suoi amici assicuratori; quelli che i “premi” li scrivono in caratteri invisibili dentro le polizze che non sai mai chi assicurano: se l’assicurato o l’assicuratore.

Comunque, il senso della parola l’ha ben esplicitato il Tremonti Giulio in un biglietto fatto pervenire al neo Ministro MIUR (o come si chiama) e che siamo in grado di riproporre sinteticamente:
“Collega Gelmini – dice -. Primo: non ti illudere. Tu sai a cosa alludo. E se non lo sai, peggio per te. Secondo: fai bene a citarmi sempre in toni elogiativi. E’ il minimo che puoi fare. Comunque non aumento di un euro il tuo budget. Neanche. Terzo: sotto con la premialità. Se ti chiedono cos’è, devi rispondere così: i 130.000 posti in meno servono per premiare il merito. E non aggiungere altro. Non sproloquiare con disquisizioni tipo quelle che hai detto sull’argomento subito dopo il tuo insediamento. Non pensare di fare la prima della classe. Non c’è posto. Tecnicamente, tienilo a mente, la premialità altro non è che un dispositivo verbale – mi segui ? – per fare fumo. Ti sei accorta che tra gli scolastici c’è grande turbolenza, per via di quel sobillatore di Epifani che non vuol capire che noi non ce l’abbiamo con la scuola pubblica, ma che noi pensiamo alle private, perché ci abbiamo le nostre ragioni?
“Per il resto puoi fare tu. Se ci riesci. Però, attenta ai dati e alle raccomandazioni che seguono…”.

Consiglio il proseguio della lettura 🙂

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