Università e pecore: note sull’istruzione del merito

Posted on 20 giugno, 2009

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Rubo il titolo di questo post ad una incompiuta lettera di don Milani, scoperta grazie a Giuseppe Aragno.

Una lettera che non conoscevo, in cui si ricorda che

gli analfabeti non vengono menzionati dalla storia altro che quando uccidono i letterati. E questo avviene proprio perché sono analfabeti e prima di quel giorno non sanno scrivere né farsi in altro modo valere e così son condannati a scrivere solo colla punta dei loro forconi quando è già troppo tardi per esser conosciuti e onorati dagli uomini per quelli che erano innanzi a quel triste giorno.don-milani

Un contadino parte perché trova un podere migliore. Ha lavorato dieci, venti, talvolta duecento, trecento anni su quella terra e ha vissuto lui e i suoi magrissimamente perché in tutti quegli anni ha fatto vivere, non solo vivere ma studiare, il nonno del padrone e poi il padrone e poi il signorino. Loro hanno frequentato tutte le scuole e si son riempiti la casa di libri e la mente di potenza dialettica e pratica enorme senza aver mai bisogno di guadagnarsi il pane perché il pane lo guadagnava Adolfo e i suoi bambini…

La testa di Marconi non vale un centesimo di più della testa di Adolfo davanti all’unico Giudice cui ci dovremo presentare. Se quel Giudice quel giorno griderà «Via da me nel fuoco eterno» per ciò che Adolfo ha fatto colla punta del suo forcone, che dirà di quel che il signorino ha fatto colla punta della sua stilografica?

Eccoti lì don Milani, ogni volta che si parla di bocciature, penserà qualcuno. Beh, don Milani o no, c’è da rispondere, una classe in cui si promuovono solo 4 studenti su 26 (giusto per citare un episodio eclatante), è una classe in cui i “malati” sono veramente troppi per non chiamare in causa le responsabilità dei docenti…

E allora non è un caso che Aragno denunci come, in realtà, il decantato ritorno all’istruzione del merito

ha mostrato a chi vuole capire quanto vale un’orchestra se il maestro è scadente. .. Se agli strumenti ci fossero stati solo professionisti preparati e seri, questo concerto lei non l’avrebbe messo in scena: non si sarebbero prestati a far da mano per lo schiaffo che lei ha inteso dare alla didattica e alla psicopedagogia.

Colpa nostra, avvocato. Colpa di quella nebulosa che continuiamo a chiamare “docente” e che, in tanta parte del suo pulviscolo, non vedeva l’ora di sentirsi le spalle coperte da un’ondata di revanscismo becero e sguaiato per “tornare all’antico”.

L’istruzione del merito, avvocato Gelmini, nasce da una scuola messa in grado di formare. E’ fatta di qualità universitaria, di un’accurata selezione del personale, di docenti aggiornati, di ragionevoli svecchiamenti e di una retribuzione adeguata alla funzione sociale. ..

Le piaccia o meno, avvocato… la sua istruzione del merito ha il solo scopo di ricondurre Adolfo al “suo posto” e imporgli di accettare la sua condizione di inferiorità. Lei, avvocato Gelmini, non s’interessa di scuola. Tutto quello che vuole è che Adolfo torni a pagare per il “signorino”.

Don Milani, dicevamo… Quello della scuola che sta a passo con gli ultimi. Come la Finlandia. Quella degli studenti che arrivano sempre primi e sulla quale De Mauro afferma:

Molti segreti del miracolo sono svelati.  Per esempio, il maestro ha uno o due assistenti, l’apprendimento è dappertutto cooperativo, l’ultimo comanda i ritmi, come fu da noi a Barbiana e Vho di Piadena, come è qua e là nelle scuole dell’infanzia e elementari.

Leggere e guardare per credere.

Ma la scuola finlandese gode di un investimento in PIL del 6,4%, inferiore solo allo svedese, ma largamente superiore a USA, Francia, Regno Unito, Germania.

Lo stato cura l’edilizia e decentra il resto dei fondi ai comuni e per questi la scuola è la priorità. Non da ora: il non saper leggere la Bibbia fu cancellato nel Seicento. Dunque non ci sono analfabeti.

Da noi non è così, purtroppo. Il rapporto UNLA sull’analfabetismo in Italia del 2005 riportava:

Il 12% della popolazione è analfabeta e senza alcun titolo di studio, si tratta di circa sei milioni di cittadini.

Il 33% della popolazione (7,5% di laureati e 25,85% di diplomati) è in grado di affrontare le sfide della società contemporanea in quanto ha la formazione di base necessaria.

Il 66% (30,12% con licenza media, 36,52% con semplice licenza elementare) dispone di una formazione insufficiente per partecipare informata allo sviluppo della società della conoscenza. Si tratta di 36 milioni di italiani da considerare analfabeti totali, semi-analfabeti o analfabeti di ritorno, comunque non in grado di affacciarsi sul mondo del lavoro e difendersi di fronte ai continui cambiamenti che lo hanno investito.

La situazione è più grave dal centro fino al sud e alle isole…

Mi fermo qui o devo continuare?

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